Un' antologia pubblicata da Corraini riunisce le opere stampate dall' architetto e designer
Colori e passioni, i libri di Sottsass
«La carta ha sempre esercitato su di lui un' attrazione irresistibile, direi erotica»
Benvenuti (o meglio bentornati) nel fantasmagorico mondo di Sottsass. Un mondo coloratissimo, raffinato, ironico eppure malinconico fatto di «un po' di calma, un po' di silenzio, un po' di solitudine, un po' di spavento, un po' di chissà, un po' di dolce, un po' di amaro» (ma dove trovano spazio in ordine sparso anche debolezza, attenzione, ambiguità, dubbi). Non di un paradiso nel senso mistico-classico si tratta: piuttosto di una specie di frullatore creativo che pesca gli ingredienti principali tra gli stessi oggetti simbolo del laboratorio di questo architetto designer «da sempre impegnato a combattere il fantasma della serialità» (la «Valentina», il «Sistema 45», il computer «Mainframe» e gli incredibili mobili della serie «Memphis», dal «Carlton» alla «Treetops»). Stavolta, però, non si tratta del solito Ettore. Lo dice lo stesso titolo di questo volume edito da Corraini: I libri di Ettore Sottsass (a cura di Giorgio Maffei e Bruno Tonini, pp. 296, 40) con un' introduzione di Barbara Radice e contributi di Andrea Branzi, Michele De Lucchi, Nathalie De Pasquier, Elio Fiorucci, Christoph Radl, Franco Raggi, Lea Vergine. Perché questo è un mondo fatto di riviste e di libri, quelli che Sottsass ha scritto, illustrato o curato nell' arco di sessant' anni, tra il 1947 e il 2006. Un mondo costellato di tutte quelle opere su carta stampata per cui Sottsass (1917-2007) ha realizzato appositamente testi, illustrazioni e/o invenzioni grafiche. Di fatto sono opere/libro o libri d' artista (dal volume sono esclusi testi, monografie e cataloghi tecnici) che, spiegano i curatori, rappresentano «tutte le diverse e spesso contraddittorie declinazioni che questa dizione evoca». Otto le sezioni (dalla rivista «Room East 128» ai libri pubblicati per le «Edizioni East 128»; da «Pianeta Fresco» agli inserti nelle riviste d' architettura; dai libri illustrati ai testi teorici; dalle fanzine del gruppo «Memphis» ai biglietti d' auguri dello Studio Sottsass Associati). Ed è lo stesso Sottsass a raccontare la sua passione: «Intanto, piano piano, mi sono drogato con quel piacere speciale che uno può avere a stampare libri, a depositare un po' della vita propria o di chiunque altro sulla carta stampata, a far girare tra la gente un po' della vita, a suscitare vita, suscitare pensieri, emozioni, odio, disprezzo, allegria, conoscenza, forse anche a trovare la propria reale posizione sul pianeta. Se il libro non si vende, restano in magazzino metri cubi di carta stampata: non importa molto. Il libro si è fatto, il poco o il tanto della vita è stato depositato sulla carta stampata e resta la speranza che la carta sia buona. Nel frattempo la vita c' è stata». Ettore Sottsass (junior) non è certo come Alice: «Amava spesso descriversi, non so se per svago, o sadico dispetto austriaco, come un grande dilettante» scrive Barbara Radice (che aggiunge: «Non ricordo di averlo mai visto senza qualche libretto, opuscolo, fascicolo in corso di progettazione. La carta ha sempre esercitato su di lui una attrazione, direi erotica, irresistibile»). Eppure il suo viaggio in questo universo tutto (o quasi) di carta finisce per assomigliare pagina dopo pagina a quello dell' eroina di Lewis Carroll, meglio ancora a quella riveduta e corretta da Tim Burton. Perché lasciandosi precipitare nel «rabbit' s hole» di Sottsass si può incontrare praticamente di tutto. Perché dietro i segni grafici e le parole stampate di «East 128» (quasi una sorta di diario di famiglia dove Kerouac e Martha Graham sono presenze fisse) si nascondono piccoli grandi tesori di creatività: la storia di quelle che Sottsass chiama le sue «Ceramiche delle tenebre», dei suoi mobili per Poltronova e persino delle sue «belle ragazze»; le poesie Tao tradotte dall' artista cinese Hsiao Chin; The Geometric Poem di Gregory Corso; Le favole del ferro da stiro di Germana Marucelli «rivedute e corrette» da Fernanda Pivano (che di questa esperienza letteraria rappresenta l' anima eccellente). E ancora immagini e parole in libertà, intriganti citazioni di Rauschenberg o elementari tavole enciclopediche dedicate alle pietre orientali. Oltre a tutti (o quasi) i frammenti della cultura hippie con tanto di fiori azzurri, del profilo di Raquel Welch assemblato a quello di Allen Ginsberg, dei collage di caratteri tipografici trasformati in segni d' autore. Non è davvero facile delimitare i confini di questo universo. Perché qui l' intreccio, la contaminazione rappresentano la regola (scrive Andrea Branzi: «Ettore ci ha sempre insegnato che un progettista non deve soltanto costruire, ma deve saper pensare, guardare e comunicare»). E nel mezzo del divertimento delle tavole dei cosiddetti «vestiti» e «svestiti» si può persino intravedere una morale quasi filosofica (simboleggiata dalle sagome dell' angelo, dell' utopista, del politico o del pessimista). Mentre i famigerati libri di «teoria» per architetti o design (infarciti di ceramiche e dei progetti per gli uffici dell' Olivetti) possono addirittura diventare un eccitante portfolio-cocktail dal sapore (oggi) assai modaiolo (con tanto giallo e tanto viola). Per fortuna non sono comunque soltanto esercizi formali o di stile: dietro ogni tratto (pois compresi) ci sono almeno un momento di riflessione e la memoria. Ed ogni pensiero è sempre un pensiero colorato (di verde, di rosa, di blu) con le tinte della fantasia. O arricchito dal sapore dell' autobiografia («Je suis architect, mais je fais surtout du design industriel») o dal gusto della perdita: «Stanno nella mia casa tutti gli amici che non so dove sono andati» scrive Sottsass a margine di uno dei suoi schizzi che raffigura una lunga sequenza di «busti» (tra quei busti ci sono Allen Ginsberg, Aldo Rossi, Carlo Mollino, la zia Madì, Carlo Scarpa e il caporal maggiore Mario Trezzi). Non è un caso, certo, che questo itinerario intellettuale fatto anche di pseudo-cataloghi che niente hanno a che vedere con le consuete brochure «fatte per vendere» (come quelli legati all' esperienza del Gruppo Memphis che sono veri e proprio fuochi d' artificio di mobili, lampade, ceramiche, vetri e tappeti) si concluda con una strana speranza affidata ad uno dei tanti biglietti d' augurio firmati da Ettore Sottsass (con Barbara Radice) pochi mesi prima della morte. Un biglietto che recita: «Viviamo una grande, pericolosa, mortale, confusione. Vero? Speriamo insieme che l' anno prossimo la confusione finisca o almeno ci passi lontano, non ci raggiunga, non ci tocchi». Un augurio che ha l' amaro sapore dell' addio. Ritratto Ettore Sottsass jr (Innsbruck 1917 - Milano 2007) è considerato uno dei grandi innovatori del design italiano. Laureatosi in architettura al Politecnico di Torino nel 1939, apre il suo primo studio a Milano nel 1947. Sottsass ha collaborato a lungo con la Olivetti per la realizzazione (tra l' altro) della macchina da scrivere «Lettera 36» e «Valentine» oltre che per i mobili da ufficio del «Sistema 45». Nel 1981 è tra i fondatori del Gruppo Memphis
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