SE IL PREZZO del petrolio dovesse rimanere ai livelli attuali, cioè sopra i 101 dollari al barile, le bollette di luce e gas potrebbero salire di circa 172 euro l’anno. Lo dice Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori, aggiungendo che il dato si colloca all’interno di una ricaduta complessiva di oltre 700 euro annui in tutti i settori, dall’alimentazione ai trasporti. In particolare Federconsumatori ha calcolato che anche a causa della situazione politica nel Nord Africa (Libia in testa), il costo del riscaldamento salirà di 179 euro, quello dei derivati del petrolio, dei detersivi e della plastica di 29 euro e quello dei generi alimentari, per via del trasporto su gomma, di 64. Già per aprile gli esperti tariffari di Nomisma Energia stimano infatti un rincaro del 2% per il metano e dell’0,8% per l’elettricità. Un aumento che, se sarà confermato dall’Authority per l’energia nel consueto aggiornamento trimestrale atteso a fine marzo, si tradurrebbe in un aggravio di quasi 25 euro su base annua della spesa di ogni famiglia (+21,2 euro per il gas, +3,2 euro per la luce). A gennaio il rincaro complessivo per una famiglia tipo si era attestato a 30 euro, come risultante di un aumento dell’1,3% delle tariffe del gas (+37 euro) e di un calo della bolletta elettrica di 0,2% (-7 euro). Come se non bastasse, i prossimi rincari energertici sono destinati ad avere pesanti effetti anche nel settore agricolo. Adottando gli stessi calcoli di Nomisma la Coldiretti parla infatti di «un aumento preoccupante dei costi di produzione».
NEL DETTAGLIO, in agricoltura il caro petrolio si potrebbe tradurre nel corso dell’anno in un aumento medio dell’4,4 per cento, con punte del 16,9 per cento per i mangimi e del 6,4 per i carburanti agricoli». A rischio «sono gli oltre trentamila ettari di coltivazioni specializzate in serra che producono fiori e piante ornamentali ed ortaggi», per le quali Coldiretti chiede che sia «annullata l’accisa sui carburanti destinati al riscaldamento».
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