Una scritta contro la schiavitù
Washington – Per più di 50 anni e un secolo è rimasto uno dei misteri più criptici e immaginifici della Guerra Civile americana. La leggenda voleva che dentro l’orologio da tasca di Abraham Lincoln fosse un messaggio segreto, inciso da Jonathan Dillon, un mastro orologiaio di origine irlandese, il giorno in cui ebbe inizio il conflitto. Era stato lo stesso Dillon a parlarne ai suoi familiari prima a un cronista del New York Times , quarant’anni dopo.
Nel suo racconto, mentre era impiegato alla gioielleria M.W.Galt & Co. sulla Pennsylvania Avenue, la strada dove sorge la Casa Bianca, ebbe per straordinaria coincidenza l’incarico di riparare l’orologio d’oro del presidente. E ci stava lavorando proprio nel pomeriggio del 13 aprile 1861, quando il proprietario del negozio entrò di corsa, urlando che in South Carolina, Fort Sumter era stato attaccato. Fu l’atto ufficiale d’inizio della Guerra Civile.
Dillon disse di aver aperto la cassa e di aver inciso dentro il meccanismo, con il suo nome e la data, anche le parole: “La prima salva è stata sparita. La schiavitù è morta. Grazie a Dio, abbiamo un presidente che almeno ci proverà”. Poi lo aveva rinchiuso e rimandato al presidente, che non ne avrebbe mai saputo nulla. Centocinquant’anni dopo il mistero viene svelato. Parzialmente però, perché il testo non era esattamente quello che lui ricordava di avere scritto.
Martedì mattina, in una saletta riservata del Naional Museum of American History di Washington, un altro mastro orologiaio, George Thomas, ha aperto il prezioso gioiello. E la leggenda è diventata realtà. L’incisione c’era, un po’ diversa dal racconto: “Jonathan Dillon 13 aprile 1861. Fort Sumpter (con una p di troppo rispetto alla compilazione corretta della parola ndr) è stata attaccata dai ribelli i questa data. Grazie a Dio che abbiamo un governo”.
E’ stato grazie a un pro-nipote di Dillon, Douglas Styles, che si è arrivati alla scoperta. Come tutti i membri della famiglia, aveva sentito la storia dai genitori. Ma un mese fa, grazie a Google, aveva scoperto che nel 1906 il suo trisavolo, un anno prima di morire all’età di 84 anni, aveva raccontato tutto al New York Times, che gli aveva dedicato una storia. Si era così rivolto alle autorità del museo, ignare dell’articolo del Times, che hanno deciso la verifica. “Un piccolo brandello di Storia che viene catturato – ha commentato Harry Rubenstein, uno dei curatori – dentro quella cassa sono incise le speranze e l’eccitazione di un piccolo orologiaio”.
La famiglia di Abraham Lincoln aveva tenuto l’orologio fino al 1958, l’anno in cui l’aveva donato alla Smithsonian Institution, la Fondazione che gestisce i musei federali.
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