Saturday 28 February 2009

Le Foto che raccontano la Bellezza

ELOGIO AL FASCINO

Con quelle immagini teorizzanti, un volto sfigurato da una viscida sostanza bianca e da fette di carote e cetrioli, una bocca che sta per essere divorata da una pelosa ape gigante, il collo e la testina spiumata e rugosa del cadavere di un tacchino, un celebre fotografo come Irvin Penn, ha convinto per decenni milioni di donne a credere nei poteri negromantici dei prodotti di bellezza, della chirurgia estetica, dei massaggi, delle diete, di ogni tipo di terapia possibilmente assurda per assicurarsi l'eterna giovinezza e il fascino senza fine.
E se le loro foto di moda restassero l'immagine epocale del fascino senza tempo, quelle legate al tempo della bellezza promessa dalla potente industria cosmetica sono spesso visioni horror, quasi a riscattare, intrepidi e vendicativi, la loro sottomissione alle lusinghe del mercato. Le hanno imposte alla stampa patinata, con gran successo della stessa, che può usare la parola 'arte' accostando queste immagini fuorvianti a testi di diabolica sapienza che esaltano la natura salvifica di rossetti, profumi, creme, prodotti che con centinaia di marchi assaltano i desideri dei consumatori.
La giornalista di Vogue America Vicky Woods, inviata speciale di make up, ricevuta negli uffici leopardati dell'azienda degli sponsor, davanti ad una pseudobotticelliana "Nascita di una Venere maschio", completamente privo di veli e pure di ancelle, ha potuto constatare che il fatale rossetto non si limita alla sua ovvia funzione labiale, ma, tolto il cappuccio, emana un profumo diabolico che costringe anche il più depresso alla risata; collaborando così a diffondere quell'ottimismo auspicato dal premier, di cui l'opulento duo è fervente sostenitore.
Dicono gli economisti del futile che in tempi di recessione, un rossetto consolatorio non se lo faccia mancare neppure la donna più impensierita, e sarà per questo che nella mostra-promozione gli sponsor non si sono fatti mancare niente: hanno infatti affidato l’allestimento a Jean Nouvel uno degli architetti divinizzati-venerati, che invadono il mondo con i loro grandi magazzini e musei e servizi del caffè e teatri dell’opera e tavoli e ristoranti e posate e poli tecnologici e rubinetti e persino col flacone di profumo L’Homme in edizione limitata.
Anche Nouvel, per questo allestimento si lascia sedurre dalla pericolosa passione che molti artisti hanno per il buio, con conseguenti inciampi, cadute e disorientamento dei fan più anziani. Nel grande salone sbocconcellato dell’antico palazzo si scorge un allestimento scenico segnato dall’usura e dal fluire del tempo, che simula un tempo assopito. Quindi tocca alla mostra e alle sue estreme beauty.

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