Chiusa la Manifattura, qui nasce la nuova cittadella delle imprese per la casa Non c' è niente come il tabacco; è la delizia della gente per bene, e chi vive senza tabacco non è degno di vivere. Molière Produzione Per oltre centocinquant' anni nei monumentali edifici dell' industria di Sacco si sono fabbricati e confezionati sigari, sigarette, tabacco da fumo e da fiuto Infrastrutture Le «zigarane», tassandosi, fecero costruire un ponte sul torrente Leno, per evitare a quelle provenienti da sud di guadare due volte al giorno - anche al buio - il corso d' acqua
Entro quest' anno - è notizia di pochi giorni fa - verranno dismesse anche le ultime manifatture tabacchi ancora funzionanti in Italia. Quella di Sacco di Rovereto ha preceduto di poco il destino delle altre sospendendo la lavorazione del tabacco già nel 2008: soprattutto, però, invece di riproporsi come spazio espositivo, sede museale o universitaria, secondo quanto progetta la maggioranza dei siti che stanno per chiudere, rimarrà fedele alla sua antica vocazione di manifattura, di luogo di produzione, cioè. Per oltre centocinquant' anni nei monumentali edifici della Manifattura tabacchi di Sacco si sono fabbricati e confezionati sigari, sigarette, tabacco da fumo e da fiuto. L' avevano voluta con forza gli amministratori del piccolo paese trentino, allora appartenente all' Austria, minacciato da una doppia crisi che riguardava le sue due risorse principali: la declinante attività setaiola, con l' allevamento dei bachi e la lavorazione del prodotto, nonché la navigazione sull' Adige, con zattere e barconi, sulla quale Sacco aveva diritto esclusivo di pilotaggio lungo il tratto tra Salorno e Verona, cui la già annunciata costruzione della linea ferrata Lombardo Veneta avrebbe in pochi anni dato il prevedibile colpo di grazia. In vista del fatto che nella zona si coltivava tabacco da almeno tre secoli e dunque c' era il know-how! ma ancora di più perché, grazie all' aiuto finanziario di Rovereto, Sacco riuscì ad accettare le pesanti condizioni poste dal Monopolio austriaco per concedere l' erezione della Manifattura e cioè la fornitura gratuita del suolo, dell' acqua e del materiale edile, la monarchia diede avvio ai lavori nel marzo del 1851. E già nell' agosto del 1853 vennero assunti i primi operai. In breve tempo, non appena la fabbrica cominciò a marciare a pieno ritmo, gli operai furono cinquecento, donne in maggioranza. E proprio per questo - per lo sviluppo che ebbe il lavoro femminile - si avviò nella zona un profondo cambiamento della società che da agricola divenne industriale forse in tempi più brevi che altrove. Fu il fenomeno «zigarane» che profondamente segnò nei decenni la vita del paese e dei suoi dintorni. Uno dei primi passi fu l' istituzione, più o meno spontanea e con moltissimi anni di anticipo, di un nido aziendale, nato sul bisogno delle tante zigarane che non sapevano dove lasciare i figli piccoli quando andavano in fabbrica. Seguirono poi, nel corso degli anni, per le esigenze casalinghe delle operaie, la riduzione dei tempi di lavoro da dieci a nove ore giornaliere, oltre all' introduzione di una sia pure rudimentale cassa malattia e di una altrettanto rudimentale forma di pensione, chiamata mutua, all' epoca del tutto inesistenti in altre realtà. A un certo punto fu realizzata anche una cucina e, poco dopo, una vera e propria mensa. Essere zigarane era uno status che comportava un vanto e una fierezza oltre che un forte senso della comunità. Perenne e ammirata memoria di loro, rimane, tuttavia, a Sacco, soprattutto a causa del ponte sul torrente Leno chiamato appunto «delle zigarane» che, tassandosi, fecero costruire per evitare a quelle che venivano da sud di guadare due volte al giorno - anche al buio pesto, perciò - il corso d' acqua, sia pure spesso ridotto a rigagnolo o, in alternativa, di allungare il cammino di avvicinamento di quasi due ore passando per quello di Rovereto. Nei pressi del vecchio ponte di legno, ormai soltanto pedonale perché affiancato da uno moderno di cemento, tra poco sorgerà anche un monumento dedicato alle mitiche operaie della Manifattura tabacchi. Poco meno di un secolo e mezzo dall' inizio della produzione, sono venute, a un certo punto, una dopo l' altra, nello spazio di una trentina d' anni, la razionalizzazione dell' immenso complesso industriale, la meccanizzazione della lavorazione, la riduzione - drastica - dei dipendenti dei duemila operai dei tempi d' oro ne rimasero solo centoquaranta e, infine, l' inevitabile dismissione avvenuta il 31 marzo 2008, dovuta alla delocalizzazione avviata dai maggiori committenti americani e in parte, probabilmente, anche al divieto sempre più generalizzato di fumo che dagli Stati Uniti si è rapidamente esteso all' Europa. Dopo soli sette mesi dalla cessazione della produzione, la Provincia di Trento ha, tuttavia, acquistato l' intera area e altri sei mesi dopo è nata la società Manifattura Domani che si propone di trasformare l' antico luogo di fabbricazione delle sigarette, preservandolo dalle speculazioni edilizie senza rinunciare alla sua primaria identità di opificio. Un' operazione, visto gli investimenti necessari previsti 110 milioni di euro, due terzi dei quali a carico della Provincia di Trento e un terzo dello Stato, da far tremare le vene nei polsi come non dice, ma lascia intendere Gianluca Salvatori, presidente e amministratore delegato della nuova società. «Abbiamo riflettuto sulla "fabbrica Trentino", su quello che qui si produce meglio e da più tempo, sulle competenze specifiche dei trentini, sulla straordinaria multisettorialità che ruota intorno all' edilizia e che ha, peraltro, preservato la regione da una crisi economica più profonda. In altre parole, qui si costruiscono case e, per queste case si fabbricano porte e finestre, pavimenti e cucine, mobili e bagni, legni, marmi, piastrelle e vernici più un' infinità di altri componenti e accessori. Sono innumerevoli le imprese, piccole imprese, che lavorano in questo settore e la strada che devono intraprendere e che molte di loro già hanno intrapreso forzatamente deve passare - in vista di ragioni economiche e di concorrenza con gli altri Paesi - per la sostenibilità ambientale e il risparmio energetico. Chi non percorrerà questa strada inevitabilmente verrà tagliato fuori; ma percorrerla in solitudine, ciascuna azienda per conto suo, si preannuncia impresa probabilmente troppo difficile. La Manifattura si trasformerà perciò in un luogo in grado di accogliere una sessantina di queste aziende, che lavoreranno fianco a fianco, sostenute e accompagnate da ricercatori che avranno i loro laboratori nel medesimo complesso industriale. Ci saranno le imprese, i centri di servizio, i luoghi per la formazione ma anche spazi destinati a funzioni pubbliche. Ci saranno sperimentazione e innovazione sotto il profilo architettonico, ingegneristico ed energetico. Qui si studieranno, insomma, e si realizzeranno le case del futuro». La trasformazione dell' antica, monumentale Manifattura tabacchi è già avviata su progetto di un team internazionale formato da Kengo Kuma e Carlo Ratti - responsabili della progettazione architettonica generale e della trasformazione dei cinquantaseimila metri quadrati coperti dello stabilimento in un' area totale di otto ettari e mezzo - da Arup, responsabile delle soluzioni tecnologiche che dovranno rendere il complesso sostenibile dal punto di vista energetico e ambientale, e da Kanso, incaricato dell' analisi tecnico-economica e della definizione del profilo dei soggetti da insediare nella Manifattura. Duemilacinquecento metri quadri sono già stati restaurati e ad aprile i primi sessanta addetti entreranno nella vecchia-nuova fabbrica delle zigarane che esteriormente manterrà il suo volto di sempre. Tra loro ci sono coreani, finlandesi, tedeschi, brasiliani e trentini. Quando il complesso sarà a regime si prevede che vi lavoreranno mille persone all' incirca. Fine lavori? «Non è così importante. Dipenderà dai tempi di ristrutturazione, di risanamento e di ricostruzione», dice Gianluca Salvatori, sempre con quel low profile di cui hanno molto bisogno per andare a buon fine le grandissime imprese. **** Un mondo in dismissione Storie Quest' anno saranno «solo» trecento milioni le sigarette prodotte in Italia, contro i cento miliardi del 2002. Anche questo è l' effetto della dismissione delle Manifatture tabacchi. L' ultima ancora attiva, quella di Lecce, ha chiuso i battenti con l' inizio dell' anno. In precedenza (oltre che a quella di Rovereto) era già toccato a quelle di Scafati e Bologna mentre gli stabilimenti di Cava dei Tirreni e di Lucca sono stati ceduti alla società Manifatture sigaro toscano. L' unica fabbrica italiana di sigarette attualmente attiva (nel 2002 erano ben 21), è quella di Chiaravalle, Ancona. **** Il progetto «Manifattura domani» è la società, nata nel 2009 e presieduta da Gianluca Salvatori, incaricata della riqualificazione dell' ex-Manifattura tabacchi di Rovereto nel tondo l' area vista dall' alto. Il progetto prevede la realizzazione di un polo produttivo «che sviluppi iniziative di ricerche, formazione, assistenza tecnica, networking sulle tematiche della sostenibilità e delle tecnologie ambientali» e di «uno spazio di sperimentazione di soluzioni innovative dal punto di vista architettonico, ingegneristico, impiantistico, energetico». Il team internazionale impegnato nel progetto è formato da Kkaa Kengo Kuma Associates, Cra Carlo Ratti Associati, Arup e Kanso. «Qui - spiega l' architetto Kuma - la storia e la tecnologia più avanzata coabitano, le scatole si smantellano, il verde e l' uomo convivono».
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