Tuesday 15 February 2011

l' Eternità dei Faraoni va Difesa

La chiusura della tomba di Tutankhamon, così come di altri luoghi diventati mete di massa, è una notizia che non ci sorprende. L' ingresso dei visitatori a luoghi d' arte in questi ultimi decenni è stato regolato da norme sempre più restrittive. In tal modo, anche al Cimitero Ebraico di Praga si accede attraverso un percorso particolare, mentre il Cenacolo di Leonardo a Milano «sopporta» solo un certo numero di persone che respira, suda e trasporta agenti corrosivi. E il Monastero di Voronet nella Moldavia rumena, la Cappella Sistina dell' Est? Ormai protegge talune sue parti dall' inimitabile colore azzurro contingentando gli osservatori. E Le Storie della Vera Croce, il ciclo di affreschi conservato nella cappella maggiore in San Francesco ad Arezzo, iniziato da Bicci di Lorenzo e dipinto soprattutto da Piero della Francesca, ha regolamentato gli ingressi. Sono soltanto alcuni esempi dei possibili. Un tempo tutto era libero ma non si conoscevano le visite di massa. Anche se l' arte e l' architettura non sono eterne, il compito delle società attuali è quello di proteggere e conservare chiedendo a tutti piccoli sacrifici, come code e biglietto. Per casi eccezionali la chiusura è una triste ma indispensabile necessità. Non dimentichiamoci che la Valle dei Re, dove si trova la tomba di Tutankhamon, «non era stata pensata - osserva Giovanni Pettinato, già professore di assiriologia ad Heidelberg e a Roma - per folle e nemmeno per visitatori selezionati; voleva essere un cimitero lontano da occhi indiscreti, per assicurare l' eternità ai faraoni». Gli egizi, del resto, credevano fosse necessaria la mummificazione e la conservazione del corpo per consentire al defunto un' altra vita dopo la morte. Pettinato precisa: «Le reliquie preclassiche a noi giunte sono i resti di un mondo che costruiva e progettava con intenti lontani anni luce dai nostri, e non poteva immaginare abitudini turistiche. Conservarle non è facile, ma dobbiamo tentare di prolungare la loro esistenza il più possibile, perché sono riferimenti essenziali». Quanto e come sarà possibile conservare tali documenti del passato? Non è facile rispondere, ma è certo che circostanze e necessità simili domande non se le pongono. Non dimentichiamoci che centinaia di migliaia di mummie vennero usate, tra l' 800 e gli inizi del 900, come combustibile per le locomotive delle prime ferrovie egiziane. Erano secche e adatte alla bisogna. Nessun macchinista o fuochista si pose domande sull' immortalità di quei disgraziati.


Se i turisti diventano la maledizione di Tutankhamon:

L' Egitto pronto a chiudere la tomba

Una soluzione drastica, non ancora ufficiale, ma che già sta suscitando clamore. La tomba di Tutankhamon, uno dei luoghi più noti e visitati dell' Antico Egitto (e del mondo) presto verrà chiusa ai turisti. «Se non provvediamo, tra 200 anni questa e altre tombe saranno totalmente distrutte per l' umidità creata dalla respirazione e dal sudore dei visitatori, i colori degli affreschi svaniranno», ha dichiarato ieri all' agenzia spagnola Efe Zahi Hawass, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, ovvero il sommo e potentissimo capo dell' archeologia egiziana. Nell' Egitto che celebra il Natale ortodosso, ancora stravolto dalla strage dei cristiani di Alessandria, è impossibile trovare conferme. Ma l' ipotesi è più che probabile, era nell' aria da tempo. Secondo l' agenzia spagnola, oltre al luogo di sepoltura del sovrano della XVIII dinastia, salito al trono a 9 anni e morto solo un decennio più tardi forse per la malaria, chiuderanno altre due celebri tombe di Luxor, l' antica Tebe: quella di Seti I, padre di Ramses II, che regnò tra il 1314 e il 1304 a.C, nella valle dei Re. E quella di Nefertari, che di Ramses II fu sposa, nella valle delle Regine. Entrambi i luoghi, di fatto, sono già chiusi. E la tomba di Tutankhamon, scoperta quasi per caso nel 1922 dall' inglese Howard Carter e diventata celebre come l' unica ad arrivare a noi intatta anziché devastata dai ladri nel corso dei secoli, è già soggetta ad accessi limitati. Ma c' è un altro aspetto a fare notizia (e polemica). Il passo successivo, che mira a limitare i danni non tanto archeologici ma finanziari (il turismo è una risorsa chiave qui), è che delle celebri tombe verranno costruite modernissime repliche, visitabili senza problemi. «L' unico modo per evitare che umidità, funghi e scarsa ventilazione distruggano gli originali, che resteranno aperti solo a pochi archeologi professionisti con un carissimo biglietto d' ingresso - ha infatti aggiunto Hawass - è farne delle copie». Una squadra di esperti è già al lavoro con tecnologia laser per replicare esattamente dipinti, iscrizioni e ogni minimo dettaglio dei tre luoghi. Non tutti sono d' accordo sull' idea delle copie «alla Disneyland». Basaam Al Shamaa, da 25 anni guida turistica nella zona, si chiede: «Come si potrà apprezzare e capire una civiltà visitando delle copie? Un scultore del XXI secolo non sarà mai allo stesso livello di un artista dell' Antico Egitto». Piuttosto, suggerisce, si dovrebbero aprire al pubblico altre tombe di minor importanza ma comunque meravigliose. «È vero che io stesso ho osservato negli anni il degrado dei dipinti, alcuni schiariti, altri spariti. Ma le antichità sono come gli esseri umani, invecchiando necessitano di più attenzione. Si potrebbero introdurre nelle tombe importanti macchinari per deumidificare l' aria, ad esempio, ventilatori speciali». Più possibilista Marilina Betrò, ordinaria di Egittologia all' Università di Pisa. «L' idea dei cloni può essere una soluzione temporanea - dice dall' Italia, appena tornata da una missione -. E non è una novità, anche per le grotte di Altamira si è deciso così. Io stessa, tempo fa, ho lavorato sulla riproduzione digitale di una delle "nostre" tombe di Luxor per visite virtuali su Internet. Ma chiuderle per sempre al pubblico non mi sembra sensato, l' originale è completamento diverso. Piuttosto accessi limitati nei periodi di apertura e nel numero di ingressi». Al di là del dibattito tra esperti, resta il dubbio su quanto i turisti saranno disposti ad affrontare fatica, spese e spesso caldo infernale per visitare la «valle delle Repliche», se non si accontenteranno piuttosto del solo (e meraviglioso) tesoro di Tutankhamon esposto senza problemi al Museo del Cairo. Ma Hawass non ha dubbi: «Proteggere la nostra storia - ha detto all' Efe - è più importante del turismo».

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