Thursday 8 July 2010

Usa ed Europa si dividono sulla via da seguire per la ripresa

Apre il G20

Le incertezze sulla situazione finanziaria ed economica internazionale rimangono molto forti con profonde discordanze di valutazione sul fatto se la crisi sia o meno finita e se sia o meno venuto il momento di attuare una politica di uscita (exit strategy) dalle misure eccezionali poste in essere per evitare un collasso mondiale.

E' legittimo chiedersi se a queste domande darà risposta il G20 dei capi di stato o di governo dei "maggiori" paesi del mondo che si è riunito a Toronto il 26 Giugno 2010.

Malgrado la presenza di alcuni Paesi di minore rilevanza, il summit del G20 rappresenta oggi il principale forum per la cooperazione economica internazionale, stando anche alle valutazioni diffuse dopo le prime tre riunioni. Nella presentazione del summit di Toronto si afferma tra l'altro che nei tre precedenti summit si è varata una risposta coordinata alla crisi con misure anche per ripristinare la fiducia, che si è operato per rafforzare la regolamentazione finaziaria, che si sono potenziate le istituzioni internazionali finanziarie, che sono state contrastate le spinte protezionistiche. Si arriva così alla conclusione che gli interventi hanno mitigato gli impatti della crisi favorendo una transizione verso la ripresa.

Pur sapendo che molto è stato fatto, a fronte delle gravi difficoltà oggettive per risolvere una crisi di tale portata, forse quelle valutazioni sono molto ottimistiche perchè molto rimane ancora da fare specie su due temi presenti con altri anche nell'agenda di Toronto: come favorire una crescita bilanciata e sostenibile; come riformare il sistema finaziario internazionale, rendere gli operatori più solidi, allungare i loro orizzonti temporali, troppo schiacciati dal breve termine, ridurre gli eccessi speculativi. Tralasciando questo secondo tema, sul quale si affacciano ipotesi di tasse sulle transazioni finanziarie speculative e sulle banche, concentriamoci sul primo.

Favorire una cescita sostenibile e bilanciata significa che tutti i paesi dovrebbero attuare politiche sia per contribuire a ristrutturare l'economia globale sia per una "exit strategy" dai debiti e deficit pubblici, aumentati in molti casi per contrastare la crisi, senza però danneggiare la ripresa economica internazionale. E' questo un problema di decisioni soprattutto dei tre maggiori "poli" dell'economia mondiale: gli Usa, la Cina, la Uem. Gli Usa hanno ancora troppi debiti (interni ed esterni), un risparmio troppo basso, un deficit di bilancio commerciale troppo alto. La loro situazione rimane difficile ma è resa possibile soprattutto dal dollaro, valuta sia di conto di gran parte del commercio mondiale sia di riserva. Non secondaria è anche la potenza decisionale e militare degli Usa e, connessa a questa, quella della tecnoscienza. Questa situazione può incoraggiare gli Usa a svalutare i propri debiti creando molta moneta con possibili conseguenze inflazionistiche interne e internazionali. La Uem ha nella media dei buoni fondamentali di risparmio, con debiti e deficit comparativamente contenuti, con una bilancia commerciale equilibrata. Ma la Uem è pressoché priva di una guida politica e di strumenti economici unitari e ciò rende debole anche l'euro che nei momenti di crisi vede calare le sue prospettive di essere valutata concorrente al dollaro come unità di conto e riserva. La decisione di eurolandia di adottare un paradigma tedesco che dà priorità alla discesa dei debiti e deficit pubblici sul Pil è giusta, anche per contenere gli attacchi speculativi. Dovrebbe però essere bilanciata da una politica comunitaria di investimenti in infrastrutture e in ricerca per evitare un prolungato rallentamento. L'euro un poco indebolito aiuta le nostre esportazioni ma ciò non basta. La cina è forte nel risparmio, surplus da commercio estero, grandi riserve valutarie ma è debole per la situazione sociale interna caratterizzata da bassi salari il cui aumento sarebbe necessario anche per dare una spinta ai consumi.

Per superare questi squilibri strutturali bisognerebbe che gli Usa consumassero meno, che la Uem investisse di più, che la Cina consumasse e importasse di più anche attuando la prefigurata rivalutazione della sua moneta. Questa sarebbe, dal punto di vista dell'economia reale, la soluzione da perseguire "cooperativamente" con il ritorno ad una finanza sana correlata alle attività produttive. Se il G20 giungesse a questo, allora sarebbe davvero il forum del governo economico internazionale.

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