Sunday 21 September 2008

ferrari pict

Il volo

Un nome ufficiale non ce l'ha ancora, perchè sarà scelto con un referendum fra i dipendenti dell'azienda. Ma se stesse al suo progettista, l'architetto Marco Visconti, torinese, classe 1957, il ristorante Ferrari inaugurato da poche settimane a Maranello "si chiamerebbe il Volo: perchè è un edificio aereo e che si protende". E infatti quello che sarebbe riduttivo definire mensa, dove vengono serviti 3.400 pasti al giorno, non è altro che la sezione di una gigantesca pala di elicottero, con tre diversi, ulteriori significati a seconda dei tre punti di vista: da quello che dà verso la cittadina di Maranello si coglie una coda verticale, un'ala dal viale Enzo Ferrari e un suggestivo treno sospeso dalla prospettiva in via Niki Lauda. Davanti, il volume sospeso forma una grande piazza coperta.
Racconta Visconti che, per arrivare alla soluzione convincente, si è passati attraverso cinque progetti: "Ci voleva qualcosa di nuovo e, per evidenti motivi, qualcosa che avesse una forma aereodinamica. Ma la aspirazione principale era quella di creare un ambiente che facesse dimenticare completamente il concetto di industria. Fresco, circondato dal verde, costruito in materiali che consentissero alla natura di riflettervisi: lo scenario ideale per una pausa di lavoro". Ecco dunque, nell'ordine, la scelta di orientarlo in modo che i venti fossero prevalenti da Sud e di rivestirlo in lamiere corrugate, così da rinfrescarlo perfettamente; ecco la scelta di piante locali per i cespugli: aceri, bossi, faggi. Ed ecco i loro colori metallici, per consentire il riflesso. "D'inverno", sottolinea Visconti, "si entra e si esce dalla Ferrari quando fa buio. Per questo è importante, almeno nell'intervallo di pranzo, avere la possibilità di guardar fuori, verso la campagna".
Anche nella zona riservata alle cucine torna il motivo dominante della pala di elicottero. A ottobre, inoltre, entrerà in funzione la parte direzionale del ristorante, composta da due sale più un giardino pensile affacciato verso la cittadina.
Gli arredi interni, firmati da Cappellini, sono prevalentemente chiari. Solo le sedie sono rosso Ferrari: "E fa uno strano effetto quando gli operai, pure loro vestiti nel colore ufficiale dell'azienda, ci si siedono sopra". Anche la forma dei tavoli ha una ragion d'essere: "Non sono perfettamente rettangolari, ma dei trapezi curiosamente allungati. Un elemento che invita ad avvicinarli in modo non monotono, a "unire i tavoli", come si dice, scoraggiando un impacchettamento cartesiano troppo rigido".


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